Il filo rosso tra passato e presente
di Giulia Orsi
Agide Melloni era un autista come tanti, finché il boato delle 10:25 non ha cambiato la sua vita. Il 2 agosto 1980, il suo autobus numero 37 smise di trasportare passeggeri per caricare il dolore di una città ferita. Davanti alla classe 3B, Melloni ha riavvolto il nastro di quella giornata, trasformando una tragedia in una lezione di umanità.
Quella mattina era fuori servizio ma nonostante ciò decise di non rimanere indifferente ma scelse di aiutare le persone tra le macerie. Questo fu un vero e proprio atto di umanità, esempio di vero cittadino.
Molte persone scapparono per la paura, ma poco dopo accadde qualcosa di straordinario: tornarono indietro per prestare soccorso. Ha guidato dalle 10:50 di quel mattino fino alle 3:30 della notte successiva.
Ha parlato di un ragazzo che toglieva i rottami di biciclette perchè potevano essere d’inciampo, altri fermavano il traffico per far passare le ambulanze, e nonnine che scesero dalle loro case per portare quelle garze e flaconcini di disinfettante per dare il loro contributo. Gesti semplici ma che mostrano che nessuno si è voltato indietro.
All’epoca, i terroristi cercavano di usare la strategia di tensione per seminare paura nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle piazze. Volevano dividere la città ma con questa strage hanno fallito. “Non bisogna essere assenti davanti all’ingiustizia” ha detto Agide. La risposta non deve essere la violenza, ma l’intelligenza e il ragionamento. Questa è stata un’opportunità per la città di Bologna di dimostrare la loro vicinanza e fratellanza. Da allora, la comunità bolognese è unita da un legame indissolubile che stringe insieme i cittadini, i familiari delle vittime e tutti coloro che hanno prestato aiuto.
Oggi è importante parlare di questi eventi e dell’importanza di essere cittadini attivi per far sì che si cresca con l’idea di dover essere sempre invitati a non essere esclusi da qualcosa perchè non ci riguarda in prima persona. Essere altruisti e avere gli occhi aperti anche sugli altri e non solo su di noi è nostro compito.
“Questa tragedia mi ha cambiato il modo di guardare gli altri” ha spiegato, “Prima di quel giorno mi capitava di giudicare le persone prima di conoscerle, ma vedendo quello che fecero queste persone, ho imparato che si capisce veramente com’è una persona in base a quello che fa.”
Ha raccontato che quando passa davanti alla stazione, non vede un edificio moderno ma rivede quel mondo di persone che parlavano poco ma agivano molto.
E così ragazze e ragazzi delle Lanfranco hanno potuto essere parte attiva di un progetto che vede coinvolti insieme studenti, insegnanti, volontari e testimoni nella conservazione della memoria e nell'impegno umano e civile per non dimenticare coloro che non ci sono più.
La sua lezione è un invito a non restare spettatori: contro l’indifferenza, l’unica arma che abbiamo è restare umani e non lasciare che l’ingiustizia vinca sulla nostra capacità di aiutarci.
Davanti ad un orrore come questo, si può scegliere di accendere un motore e mettersi al servizio degli altri come si può.
Incontro con la 3B dal blog di Agide Melloni
Agide Melloni
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