Modena, capitale della solidarietà: giovani alle “Officine della solidarietà”
Sofia Bellelli e Matteo Covas
Lo scopo dell’iniziativa è semplice: portare il volontariato dalla teoria alla pratica. I ragazzi possono parlare con i volontari, capire i servizi offerti dalla raccolta sangue all’assistenza a domicilio, dalle emergenze all’inclusione sociale e provare alcune attività in prima persona. Il formato dell’evento favorisce il contatto diretto: brevi spiegazioni, dimostrazioni pratiche e momenti interattivi che stimolano domande e partecipazione.
Tra gli stand che attirano più attenzione c’è “Dimòndi Clown”, la realtà modenese il cui nome dialettale significa “molto molto clown”. È una ONLUS che porta naso rosso e trucco bianco nei reparti pediatrici, nelle case di riposo, nelle comunità e nelle scuole. I volontari, chiamati “clown dottori”, usano battute, sketch e giochi per alleggerire la tensione, ridurre l’ansia e rompere l’isolamento di pazienti e familiari. «Una battuta non cura, ma può migliorare la giornata di qualcuno», racconta una volontaria allo stand, mentre mostra ai ragazzi semplici esercizi di contatto e ascolto.
Anche la formazione è importante: per diventare clown dottore servono circa 300 ore di corso che uniscono tecniche teatrali, improvvisazione, abilità relazionali e nozioni socio-sanitarie. Questa preparazione serve a intervenire con rispetto in situazioni delicate. «Non si improvvisa il rapporto con la sofferenza degli altri spiegano i responsabili, serve attenzione, ascolto e professionalità».
La giornata alla Gino Pini mette in evidenza anche la ricchezza del tessuto associativo modenese. Altri stand spiegano progetti che vanno dalla prevenzione sanitaria alle attività culturali, dall’assistenza agli anziani ai percorsi di inclusione per i giovani. Le associazioni sottolineano quanto sia importante coinvolgere i giovani: non solo per il ricambio generazionale, ma per diffondere valori come empatia, responsabilità e cittadinanza attiva.
Nella palestra si respira curiosità e concretezza. Gruppi di ragazzi partecipano a simulazioni organizzate dalla Croce Rossa, sperimentano attività pratiche con AVIS e ascoltano storie di volontari di ogni età. Gli insegnanti dicono che l’esperienza stimola riflessioni e scelte: molti studenti tornano in classe con nuove domande, alcuni si iscrivono a corsi di formazione, altri decidono di offrire il loro tempo libero per progetti di solidarietà.
L’effetto dell’iniziativa va oltre le due ore dell’evento: crea contatti, diffonde informazioni utili e costruisce una rete che può portare a impegni concreti. Per le associazioni è anche un’occasione per presentare i propri percorsi, trovare nuovi volontari e avviare collaborazioni con le scuole. Per la comunità è un segnale che la solidarietà non è solo un’idea, ma una pratica che si coltiva fin da giovani.
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