Ascolta la voce del tuo corpo
di Eleonora Fiori e Riccardo Gardelli
Il 21 aprile 2026 al teatro Storchi di Modena oltre 1.800 persone hanno assistito a “Invivavoce – La voce del corpo”.
Lo spettacolo ha coinvolto studenti delle scuole modenesi – Sigonio, Muratori e Guarini –, gruppi teatrali, scuole di danza – La Capriola, Arte Equilibra, Eurytmia, Tersicore, Ikodanza, Backstage, Talentho – e musicisti del territorio in un progetto dedicato al tema del corpo e dell’adolescenza. L’iniziativa, inserita nel calendario di Modena Capitale Italiana del Volontariato, è nata dalla collaborazione tra scuole, associazioni e professionisti del teatro e della psicologia.
In questa rappresentazione, il corpo è diventato il principale strumento di comunicazione. I movimenti degli interpreti, a volte fluidi e liberi, altre volte rigidi e bloccati, rappresentavano il rapporto complesso che molti adolescenti hanno con sé stessi e con gli altri.
Abbiamo raccolto storie che fanno parte dei vissuti degli adolescenti, che con il proprio corpo litigano, al quale a volte negano o sono costretti a negare bisogni che li portano a sentirsi schiacciati davanti agli specchi, giudicati dal proprio sguardo, perdendo di vista la bellezza dell’unicità del proprio aspetto. Giovani che pretendono da sé stessi la perfezione, dimenticando a volte che la propria diversità sia in realtà una vera ricchezza interiore, che, una volta capita, può farci comprendere il senso della nostra unicità. Ci sono state donate anche tante meravigliose storie di accettazione e resilienza. Accettazione che parte dall’ascolto delle proprie emozioni e della voce del proprio corpo, che ha allenato nei ragazzi e nelle ragazze anche la capacità di crescere attraverso le sfide, contribuendo alla costruzione di una sana autostima, necessaria per affrontare la faticosa avventura che è l’adolescenza e per la costruzione di relazioni positive.
Durante lo spettacolo, però, le fragilità sono state trasformate in racconto collettivo. In diverse scene il corpo veniva usato per cercare contatto con gli altri, mentre in altre mostrava isolamento e distanza. Le coreografie di gruppo sottolineavano invece l’importanza delle relazioni e della collaborazione tra coetanei.
La preparazione dello spettacolo è durata diversi mesi e ha coinvolto psicologi, insegnanti, registi e coreografi. Coordinare centinaia di studenti provenienti da scuole differenti è stata una delle difficoltà principali del progetto, ma fortunatamente tutti questi sforzi hanno portato risultati. Anzi, dei grandissimi risultati. Più di 1800 persone hanno seguito la rappresentazione in silenzio e con attenzione dalla platea. Molti hanno apprezzato soprattutto le scene più semplici, basate sui gesti e sui movimenti più che sulle parole, mentre per altri il valore dello spettacolo è stato quello di affrontare temi vicini agli adolescenti senza giudizi o soluzioni immediate.
Ci vuole coraggio a spogliarsi delle proprie insicurezze davanti a una platea colma di persone sconosciute in un teatro. Ci vuole coraggio a restare in scena, a sostenere lo sguardo degli altri, lasciare che la propria voce tremi e poi trovi un ritmo, un senso, un ascolto. Ci vuole coraggio anche a guardarsi davvero, senza filtri, accettando ciò che si è. E “Invivavoce - La voce del corpo”, ha provato a muoversi proprio in questo spazio: tra vulnerabilità e consapevolezza, tra fatica e possibilità, in un processo che continua, anche oltre il palco. E alla fine, quando le luci si sono abbassate, quando il sipario si è chiuso per l’ultima volta, è rimasta la sensazione di aver assistito a qualcosa di autentico, costruito insieme, dove il coraggio, davvero, ha preso voce. In vivavoce.
video dello spettacolo Video che riassume tutti i momenti principale dello spettacolo (fonte Gazzetta di Modena)
Ultimo momento dello spettacolo con la conclusione della canzone di Matteo Mocci
Il momento dei saluti con tutti i ragazzi che hanno partecipato
A sipario ancora chiuso, un'immagine della platea gremita di spettatori
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