Io libero, tu liberi, noi liberiamo
Di Arianna Capone e Alessandro Simonini
Si può andare contro a un sistema perpetuato nel mondo da anni e anni? E lo si può fare sfruttando l’arte? La risposta è sì.
Cinque incontri e uno spettacolo teatrale: questo è ciò che 18 alunni delle classi terze delle Lanfranco, a Modena, hanno messo in scena. Uno spettacolo diretto da Chiara Pelliccioni, esperta drammaturga, dal titolo “L’eredità dei passi” con l’obiettivo di conoscere e combattere le mafie attraverso il linguaggio del corpo.
Non è stato facile, per gli attori, montare scene dal significato pesante passando attraverso la leggerezza e il modo di fare adolescenziale. Il tutto in vista del 25 maggio, serata della Memoria e dell'Impegno, che avrà luogo al parco Amendola e vedrà lo svolgersi di attività per la consapevolezza rispetto ai temi trattati.
Si potrebbe definire questo atto come un tentativo di distruggere il muro di omertà e silenzio che per anni ha circondato l’Italia, ma senza limitarsi al Sud. Se è vero che mafie come Cosa Nostra, la Camorra, la ‘Ndrangheta, ma non solo, si collocano nelle regioni meridionali, non si può negare che la diffusione della criminalità organizzata abbia ormai raggiunto un livello mondiale. E per questo sarebbe agghiacciante voltarsi dall’altra parte fingendo che la questione non ci riguardi.
Non è la prima volta, tuttavia, che la scuola affronta l’argomento. Poche settimane prima, alcune classi avevano partecipato a degli incontri-laboratorio con Libera. Essa è, difatti, una rete di associazioni e movimenti, che combatte non solo contro le mafie, ma soprattutto perla costruzione e la diffusione di una società attiva, coscienziosa e in linea con i principi Costituzionali.
Le storie raccontate, di vittime della violenza mafiosa, hanno dimostrato quanto sia importante costruire memoria affinché i valori di conoscenza e libertà siano radicali, affinché si possa porre fine al silenzio, affinché la nostra coscienza comprenda dove è giusto schierarsi. Perché la scelta possa essere possibile in ogni luogo e in ogni momento, per far sì che l’impegno collettivo non sia più un caso su mille.
Tornando allo spettacolo teatrale, l’intero copione è fondato su una differenza principale, che si riflette nei personaggi: l’ombra e la memoria, la coscienza e Santina. Quest’ultima, protagonista, rappresenta ognuno di noi in bilico tra la scelta. La coscienza è ciò che la guida, aprendo gli occhi a lei e agli altri, e guidandola mostrando prima il buio, poi la luce, e infine ponendola davanti a una scelta. Santina prima di dedicarsi a ciò è la personificazione dell’indifferenza: attraverserà però un sentiero di crescita e presa di consapevolezza al fine di combatterla. Non a caso, fortunatamente, c’è una cura agli occhi ciechi e blindati davanti al mondo: la testimonianza. Vedere, capire, esprimersi. Non esiste indifferenza se sconfitta dalla verità e dal guardarsi intorno: questo è il messaggio da diffondere. E’ da ammirare la scelta di inserire questo concetto nella forma d’arte tra le più antiche: il teatro. In un mondo sempre più frenetico, non c’è nulla di più prezioso di persone che trasformano la loro fatica in prodotto. Avrebbero potuto montare un video o generare un’immagine in pochi minuti, ma hanno scelto di comunicare deliberatamente la necessità per certi temi di sentimenti, dedizione, valori autentici ed umani. In fondo, per coltivare il concetto di cittadinanza attiva è necessaria la presenza di un impegno incondizionato e resiliente. Gli adolescenti sono tra i pochi in grado di poter veicolare un tale messaggio e far nascere speranza in chi ascolta. Un’ottima premessa per il futuro che da qui a poco sarà costruito dalla stessa comunità.
A prescindere dalla causa, è cruciale parteggiare: non per escludere, ma per scegliere chi essere. E questi ragazzi saranno in grado di comunicarlo ad alta voce, senza paura, trascinando gli spettatori in una realtà attuale per ognuno dei “cento passi”: il sentiero della memoria.
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